di LEOPOLDO DI GIROLAMO E FELICIANO POLLI
Il Messaggero 15 aprile 2012
TE
RNI – Dopo l’approvazione del bilancio regionale, per la Regione si riapre il cantiere delle riforme, a partire da quella che riguarda il nostro Servizio Sanitario Regionale. In questo delicato frangente intendiamo ribadire le nostre posizioni e valutazioni, che hanno trovato anche forza e legittimazione in documenti votati dalle nostre assemblee elettive. L’Umbria arriva a questa riforma in una condizione di assoluta eccellenza. Tutti gli studi condotti l’hanno vista emergere come Regione “benchemark”, ovvero la Regione che più di tutte ha saputo coniugare tenuta dei bilanci e qualità dei servizi. Lo studio del Cerm dice che, se tutte le Regioni avessero seguito l’esempio dell’Umbria, oggi avremo un Ssn migliore e con 12 mld in meno di debiti.
L’Umbria quindi non deve attuare alcuna rivoluzione ma razionalizzare e adeguare il proprio sistema sia ai cambiamenti che intervengono nei bisogni di salute dei cittadini, sia alle diminuite risorse, circa 140 milioni, a disposizione. Per continuare a dare servizi di qualità ai nostri concittadini a costi minori dovremo intervenire su tutti i livelli su cui si articola il nostro il nostro servizio sanitario: la medicina del territorio; i centri e i servizi specialistici; gli ospedali di comunità, i centri di riabilitazione, di lungo degenza, gli hospice; gli Ospedali ad alta tecnologia. Da questo punto di vista il documento Linee di indirizzo per il riordino del Ssr, emanato dalla Giunta Regionale, ci sembra una buona base di discussione anche se va arricchito di proposte e contributi, cosa che abbiamo già fatto attraverso i documenti votati nelle nostre assemblee e che faremo ulteriormente quando la Regione ci chiamerà alla partecipazione istituzionale. Ma oggi vogliamo ribadire la valutazione nostra e delle nostre assemblee rispetto alla questione del futuro delle due Aziende Ospedaliere ad alta specialità ed i rapporti con l’Università.
Le esperienze più avanzate nello sviluppo dei sistemi sanitari mostrano due tendenze di fondo: da una parte una progressiva contrazione degli ospedali in termini di numero e di posti letto, che acquistano sempre più la configurazione di centri di assistenza ad altà complessità professionale e tecnologica; dall’altra il collegamento sempre più stretto fra questi ed il territorio attraverso la continuità assistenziale, lo sviluppo di percorsi di cura integrati ed appropriati, la crescita di sedi alternative al ricovero per una assistenza più vicina al cittadino e a minor costo. In questo disegno di tipo integrato e cooperativo si struttura il sistema di rete ospedaliera definito secondo il modello hub e spoke ovvero un modello nel quale ci sia una diffusione territoriale adeguata delle specialità di base e casistica più elevata (medicina, chirurgia etc.) data dalla rete degli ospedali di comunità e dell’emergenza, ed una concentrazione delle competenze più specialistiche e complesse in Aziende Ospedaliere ad alta tecnologia.
Si lavora per determinare una integrazione sia verticale, tra ospedali di tipologia diversa, sia orizzontale tra le stesse Aziende Ospedaliere attraverso il modello delle reti cliniche. Si definisce così un sistema a matrice, nel quale il principio di funzionamento è sempre più cooperativo e sempre meno competitivo, come invece era stato culturalmente favorito dopo l’aziendalizzazione della sanità. In questo quadro l’Azienda Ospedaliera ad alta specialità non è solo luogo di assistenza di eccellenza, ma anche di accumulazione di conoscenze clinico-scientifiche, di ricerca, di aggiornamento sul campo dei professionisti sanitari. Alla riuscita di questo disegno può dare un contributo fondamentale la costituzione di Aziende Ospedaliere integrate con l’Università secondo quanto previsto dalla lettera b del comma 2 del d.l.vo. 517/99. Due aziende integrate, su cui insistono i due corsi di Laurea di Medicina e Chirurgia, con autonoma personalità giuridica, e quindi gestionale, così come prescrive la legge, e con i meccanismi di integrazione garantiti dalle reti cliniche e dai dipartimenti interaziendali. Diciamo integrazione e non convenzione perchè questa mantiene separati i due soggetti, non permette un governo adeguato delle interdipendenze ed il pieno sfruttamento delle reciproche eccellenze.
Bisogna valorizzare appieno le competenze, le risorse, sia tecnologiche che professionali, dell’Università, per qualificare ulteriormente l’offerta di servizi sanitari, ricomponendo in maniera unitaria assistenza, didattica e ricerca. Altre soluzioni, come quelle che vediamo avanzate nel dibattito pubblico rappresenterebbero un vero pasticcio giuridico e funzionale, segnando il fallimento del sistema. Basta andare a vedere le considerazioni contenute nel rapporto OASI sulla aziendalizzazione sanitaria ed il rapporto sulla integrazione fra SSN ed Università redatto dai rappresentanti delle 18 Aziende Ospedaliero-Universitarie cotituite a fine 2010 in Italia.In questo quadro l’Azienda Ospedaliera integrata di Terni diventerebbe ancor più un punto di forza del nostro SSR. Essa infatti, pur avendo potuto contare su risorse modeste (25 ml rispetto ai 172 dell’Azienda di Perugia), può vantare indici di eccellenza (migliore andamento della mobilità attiva, migliore case-mix, costo medio per caso più basso di 1000 euro etc.) che ne fanno un forte attrattore di utenze sia regionali che extraregionali. Vogliamo anche ribadire la nostra opinione sul dibattito che sembra essersi riacceso riguardo alla proposta del comitato cittadino presieduto dal dottor Aristide Paci, di costruire un nuovo grande ospedale tra Narni e Terni, superando gli attuali e rinunciando al nuovo ospedale di Narni-Amelia. Prima di tutto vogliamo chiarire che con il comitato abbiamo interloquito costantemente, sia attraverso incontri bilaterali che con la partecipazione ai due eventi pubblici realizzati. In quelle occasioni, in specie nella seconda, abbiamo palesemente e correttamente espresso le nostre perplessità e contrarietà alla proposta formulata. Contrarietà che, schematicamente, si basa sui seguenti elementi:
- I previsti costi di realizzazione ci sono apparsi assolutamente non realistici, tenendo conto della quantità di posti letto di degenza, della complessità dei servizi diagnostici e di quelli di supporto
- Il piano finanziario è comunque assolutamente impraticabile tenuto conto della scarsa capacità di indebitamento della ASL, di quella nulla della Regione in seguito ai limiti imposti da Governo, del non rifinanziamento del fondo per l’edilizia sanitaria ex art. 20 legge 68/78.
- Il lungo periodo di transizione intercorrente fra la decisione politica e l’effettiva disponibilità della nuova struttura, necessario per individuare la localizzazione, fare le varianti, il progetto preliminare, la gara, l’esecutivo ed infine la realizzazione vera e propria, determinerebbe una assoluta carenza di quelle risorse necessarie per mantenere efficiente e competitiva l’attuale struttura, con un evidente rischio di decadenza ed impoverimento. In attesa del nuovo, l’esistente andrebbe alla malora.
- La dislocazione dell’Ospedale al di fuori dell’area di Colle Obito significherebbe la fine del progetto di “Cittadella della Salute” su cui abbiamo lavorato in questi anni con la costruzione della nuova Facoltà di Medicina con annessi prestigiosi laboratori di ricerca quali quello del Prof. Andrea Crisanti, e la sede per la struttura del Prof. Vescovi sulle cellule staminali. Progetto al cui completamento stiamo lavorando con la ridefinizione della sede della ASL.
- Verrebbero comunque a mancare tre funzioni fondamentali a cui dovrebbero assolvere il nuovo ospedale di Narni-Amelia: ospedale di comunità per quel territorio, ospedale filtro per l’Azienda Ospedaliera, centro di riabilitazione per tutta l’ASL 4.
Per questo abbiamo pienamente condiviso la scelta regionale e valutiamo negativamente quella del Comitato cittadino.
Il mantenimento, nel nostro territorio, di una rete di servizi sanitari di qualità è un interesse strategico locale e regionale, per questo chiediamo un impegno coerente, vasto e condiviso di tutte le forze politiche.
Il Presidente della Provincia Il Sindaco di Terni
Dott. Feliciano Polli Sen. Leopoldo Di Girolamo