Feeds:
Articoli
Commenti

Cari amici, come sapete abbiamo organizzato un’iniziativa come Circolo PD Sanità-Sociale per sabato 19 Maggio presso l’Hotel Valentino dal titolo: “Innovazione, appropriatezza, efficacia in Sanità: le proposte degli operatori”. Si inizierà alle ore 9.30 per terminare alle ore 13.00.
Alcune perplessità sorte nell’ultima riunione del Circolo sono state superate dalle precisazioni dell’Assessore alla Sanità Tomassoni riguardo all’autonomia gestionale e giuridica dell’Azienda Ospedaliera di Terni, confermate alcuni giorni dopo dal suo intervento all’Unione Comunale di Terni.
Siamo in una fase “fluida” in cui si sta definendo il “come” si dovrà gestire questa autonomia ed il rapporto con l’Università e con le altre aziende umbre.
La nostra iniziativa giunge quindi al momento opportuno sia per posizionarci ancora una volta con chiarezza su questi temi, sia per riempirli di contenuti e proposte, come è sempre stato nel nostro stile.
Inutile ribadire quindi l’importanza del nostro Convegno nel quale saranno presenti sia Emilio Duca, Direttore Regionale dei Servizi Sanitari, sia l’Assessore alla Sanità Franco Tomassoni.
Parteciperanno anche il Sindaco di Terni, il Presidente della Provincia e l’Assessore al Bilancio della Regione Umbria Gianluca Rossi.
Saranno invitati anche i due Direttori Generali delle aziende ternane.
L’iniziativa sarà, in sintesi, così strutturata:
- introduzione del Segretario del Circolo
- interventi preordinati di operatori della Sanità
- interventi liberi e discussione
- contributo del Direttore Generale Emilio Duca
- conclusioni dell’Assessore Franco Tomassoni.

AVVERTENZE IMPORTANTI
1- gli interventi preordinati saranno rigorosamente di 10 minuti
2- ho già affidato il compito di 5-6 interventi su temi che ho valutato importanti
3- se qualcuno vorrà inserirsi con altri 3-4 interventi preordinati sarò molto contento di ricevere la proposta al mio numero di telefono 3356836639 anche fino a venerdì (nel programma non saranno scritti i nomi dei relatori)
4- in ogni caso vi sarà spazio per interventi liberi
5- si comincerà, di fatto, alle 9.30 per terminare alle 13.00. La partecipazione sarà decisiva per la riuscita. Vi faccio quindi un appello per una presenza puntuale e, aggiungo, non limitata a pochi minuti
6- il programma-invito sarà pronto mercoledì e sarà affidato a voi, in Azienda Ospedaliera e Sanitaria Locale per la massima diffusione. Alcune copie saranno al PD in via Mazzini per chi volesse prenderne
7- l’iniziativa è aperta a tutti gli operatori della sanità (e del sociale) ed a tutti i cittadini

A risentirci presto e arrivederci a sabato
Saverio Lamanna

La chiara ed articolata presa di posizione pubblica degli esponenti di punta della nostra comunità (il Sindaco ed il Presidente della Provincia) trova il pieno consenso del Circolo Sanità PD e dei suoi operatori, i quali in una affollatissima assemblea svoltasi giovedì scorso, mi hanno affidato il mandato di ribadire le nostre posizioni, anche a fronte di confusi elementi di discussione che in quello ore emergevano. La cornice è quella che Di Girolamo e Polli hanno delineato, comprese le due Aziende Ospedaliere, ciascuna con integrazione con l’Università, soluzione per la quale non esistono impedimenti giuridici.

Si potrà così ottenere il duplice obiettivo di trasformare una coabitazione (talora difficile) tra ospedalieri e universitari, in una vera integrazione che abbia come punti di riferimento la strategia aziendale, gli obiettivi di salute, la qualità dell’assistenza e della didattica, l’ampliamento della ricerca; e di consolidare la funzione di forte polo di attrazione dell’Azienda Ospedaliera ternana che è, non dimentichiamolo, anche garanzia della sostenibilità del sistema sanitario umbro.

La strada per raggiungere il difficile obiettivo di affrontare l’emergenza finanziaria garantendo elevati livelli di salute, sarà accidentata.

Riteniamo che presupposto per superare le difficoltà sia che il Governo Regionale si riappropri di una forte capacità di coordinamento necessaria da una parte ad abbassare i livelli di competizione tra le Aziende ed elevare quelli di cooperazione basati sulle reti cliniche e su dipartimenti funzionali comuni, e dall’altra a garantire quella maggiore autonomia e “fluidità” di azione dei livelli distrettuali che l’accorpamento delle ASL renderà indispensabile.

Delineata questa cornice sarà necessario riempirla di contenuti entrando nel merito di questioni rilevanti, avendo come criteri l’innovazione, l’appropriatezza, l’efficacia.

Per questo abbiamo costruito come circolo una iniziativa seminariale per il 5 maggio in cui sui tre criteri suddetti gli operatori prenderanno la parola e faranno proposte.

Una discussione di merito insieme all’Assessore che seguirà quella politica di giovedì prossimo nell’organismo dirigente del PD Comunale. Due occasioni che serviranno, ne siamo certi, per fare quelle chiarezze che ormai sono necessarie, e per dimostrare che Terni sta nella discussione sul futuro della sanità con idee, proposte, posizioni utili per l’Umbria nel suo complesso.

Terni, 16/04/2012                                                    P. il Circolo Sanità

                                                                                      Il Segretario

                                                                                      Saverio Lamanna

di LEOPOLDO DI GIROLAMO E FELICIANO POLLI

Il Messaggero  15 aprile 2012

TERNI – Dopo l’approvazione del bilancio regionale, per la Regione si riapre il cantiere delle riforme, a partire da quella che riguarda il nostro Servizio Sanitario Regionale.  In questo delicato frangente intendiamo ribadire le nostre posizioni e valutazioni, che hanno trovato anche forza e legittimazione in documenti votati dalle nostre assemblee elettive. L’Umbria arriva a questa riforma in una condizione di assoluta eccellenza. Tutti gli studi condotti l’hanno vista emergere come Regione “benchemark”, ovvero la Regione che più di tutte ha saputo coniugare tenuta dei bilanci e qualità dei servizi. Lo studio del Cerm dice che, se tutte le Regioni avessero seguito l’esempio dell’Umbria, oggi avremo un Ssn migliore e con 12 mld in meno di debiti.

L’Umbria quindi non deve attuare alcuna rivoluzione ma razionalizzare e adeguare il proprio sistema sia ai cambiamenti che intervengono nei bisogni di salute dei cittadini, sia alle diminuite risorse, circa 140 milioni, a disposizione. Per continuare a dare servizi di qualità ai nostri concittadini a costi minori dovremo intervenire su tutti i livelli su cui si articola il nostro il nostro servizio sanitario: la medicina del territorio; i centri e i servizi specialistici; gli ospedali di comunità, i centri di riabilitazione, di lungo degenza, gli hospice; gli Ospedali ad alta tecnologia. Da questo punto di vista il documento Linee di indirizzo per il riordino del Ssr, emanato dalla Giunta Regionale, ci sembra una buona base di discussione anche se va arricchito di proposte e contributi, cosa che abbiamo già fatto attraverso i documenti votati nelle nostre assemblee e che faremo ulteriormente quando la Regione ci chiamerà alla partecipazione istituzionale. Ma oggi vogliamo ribadire la valutazione nostra e delle nostre assemblee rispetto alla questione del futuro delle due Aziende Ospedaliere ad alta specialità ed i rapporti con l’Università.

Le esperienze più avanzate nello sviluppo dei sistemi sanitari mostrano due tendenze di fondo: da una parte una progressiva contrazione degli ospedali in termini di numero e di posti letto, che acquistano sempre più la configurazione di centri di assistenza ad altà complessità professionale e tecnologica; dall’altra il collegamento sempre più stretto fra questi ed il territorio attraverso la continuità assistenziale, lo sviluppo di percorsi di cura integrati ed appropriati, la crescita di sedi alternative al ricovero per una assistenza più vicina al cittadino e a minor costo. In questo disegno di tipo integrato e cooperativo si struttura il sistema di rete ospedaliera definito secondo il modello hub e spoke ovvero un modello nel quale ci sia una diffusione territoriale adeguata delle specialità di base e casistica più elevata (medicina, chirurgia etc.) data dalla rete degli ospedali di comunità e dell’emergenza, ed una concentrazione delle competenze più specialistiche e complesse in Aziende Ospedaliere ad alta tecnologia.

Si lavora per determinare una integrazione sia verticale, tra ospedali di tipologia diversa, sia orizzontale tra le stesse Aziende Ospedaliere attraverso il modello delle reti cliniche. Si definisce così un sistema a matrice, nel quale il principio di funzionamento è sempre più cooperativo e sempre meno competitivo, come invece era stato culturalmente favorito dopo l’aziendalizzazione della sanità. In questo quadro l’Azienda Ospedaliera ad alta specialità non è solo luogo di assistenza di eccellenza, ma anche di accumulazione di  conoscenze clinico-scientifiche, di ricerca, di aggiornamento sul campo dei professionisti sanitari. Alla riuscita di questo disegno può dare un contributo fondamentale la costituzione di Aziende Ospedaliere integrate con l’Università secondo quanto previsto dalla lettera b del comma 2 del d.l.vo. 517/99. Due aziende integrate, su cui insistono i due corsi di Laurea di Medicina e Chirurgia, con autonoma personalità giuridica, e quindi gestionale, così come prescrive la legge, e con i meccanismi di integrazione garantiti dalle reti cliniche e dai dipartimenti interaziendali. Diciamo integrazione e non convenzione perchè questa mantiene separati i due soggetti, non permette un governo adeguato delle interdipendenze ed il pieno sfruttamento delle reciproche eccellenze.

Bisogna valorizzare appieno le competenze, le risorse, sia tecnologiche che professionali, dell’Università, per qualificare ulteriormente l’offerta di servizi sanitari, ricomponendo in maniera unitaria assistenza, didattica e ricerca. Altre soluzioni, come quelle che vediamo avanzate nel dibattito pubblico rappresenterebbero un vero pasticcio giuridico e funzionale, segnando il fallimento del sistema. Basta andare a vedere le considerazioni contenute nel rapporto OASI sulla aziendalizzazione sanitaria ed il rapporto sulla integrazione fra SSN ed Università redatto dai rappresentanti delle 18 Aziende Ospedaliero-Universitarie cotituite a fine 2010 in Italia.In questo quadro l’Azienda Ospedaliera integrata di Terni diventerebbe ancor più un punto di forza del nostro SSR. Essa infatti, pur avendo potuto contare su risorse modeste (25 ml rispetto ai 172 dell’Azienda di Perugia), può vantare indici di eccellenza (migliore andamento della mobilità attiva, migliore case-mix, costo medio per caso più basso di 1000 euro etc.) che ne fanno un forte attrattore di utenze sia regionali che extraregionali. Vogliamo anche ribadire la nostra opinione sul dibattito che sembra essersi riacceso riguardo alla proposta del comitato cittadino presieduto dal dottor Aristide Paci, di costruire un nuovo grande ospedale tra Narni e Terni, superando gli attuali e rinunciando al nuovo ospedale di Narni-Amelia. Prima di tutto vogliamo chiarire che con il comitato abbiamo interloquito costantemente, sia attraverso  incontri bilaterali che con la partecipazione ai due eventi pubblici realizzati. In quelle occasioni, in specie nella seconda, abbiamo palesemente e correttamente espresso le nostre perplessità e contrarietà alla proposta formulata. Contrarietà che, schematicamente, si basa sui seguenti elementi:

  1. I previsti costi di realizzazione ci sono apparsi assolutamente non realistici, tenendo conto della quantità di posti letto di degenza, della complessità dei servizi diagnostici e di quelli di supporto
  2. Il piano finanziario è comunque assolutamente impraticabile tenuto conto della scarsa capacità di indebitamento della ASL, di quella nulla della Regione in seguito ai limiti imposti da Governo, del non rifinanziamento del fondo per l’edilizia sanitaria ex art. 20 legge 68/78.
  3. Il lungo periodo di transizione intercorrente fra la decisione politica e l’effettiva disponibilità della nuova struttura, necessario per individuare la localizzazione, fare le varianti, il progetto preliminare, la gara, l’esecutivo ed infine la realizzazione vera e propria, determinerebbe una assoluta carenza di quelle risorse necessarie per mantenere efficiente e competitiva l’attuale struttura, con un evidente rischio di decadenza ed impoverimento. In attesa del nuovo, l’esistente andrebbe alla malora.
  4. La dislocazione dell’Ospedale al di fuori dell’area di Colle Obito significherebbe la fine del progetto di “Cittadella della Salute” su cui abbiamo lavorato in questi anni con la costruzione della nuova Facoltà di Medicina con annessi prestigiosi laboratori di ricerca quali quello del Prof. Andrea Crisanti, e la sede per la struttura del Prof. Vescovi sulle cellule staminali. Progetto al cui completamento stiamo lavorando con la ridefinizione della sede della ASL.
  5. Verrebbero comunque a mancare tre funzioni fondamentali a cui dovrebbero assolvere il nuovo ospedale di Narni-Amelia: ospedale di comunità per quel territorio, ospedale filtro per l’Azienda Ospedaliera, centro di riabilitazione per tutta l’ASL 4.

Per questo abbiamo pienamente condiviso la scelta regionale e valutiamo negativamente quella del Comitato cittadino.

Il mantenimento, nel nostro territorio, di una rete di servizi sanitari di qualità è un interesse strategico locale e regionale, per questo chiediamo un impegno coerente, vasto e condiviso di tutte le forze politiche.

Il Presidente della Provincia                               Il Sindaco di Terni

Dott. Feliciano Polli                                           Sen. Leopoldo Di Girolamo

Corriere dell’Umbria  Sabato 14 aprile 2012

“Due Asl e due Aziende ospedaliere. La Regione sta lavorando a questa ipotesi”

“Vorrei ulteriormente ribadire che l’ipotesi di lavoro sulla quale la Giunta regionale sta lavorando per ciò che attiene alla riforma dell’assetto istituzionale del servizio sanitario regionale, poggia su schema che prevede due sole Aziende sanitarie locali e due Aziende ospedaliere, con un unico Comitato d’indirizzo, così come previsto dalle stesse linee di indirizzo approvate dalla Giunta regionale nella seduta dello scorso mese di settembre, e successivamente riconfermate nel Documento annuale di programmazione, approvato di recente dal Consiglio regionale”.

E’ quanto afferma l’assessore regionale alla sanità, Franco Tomassoni, in riferimento ad alcune notizie pubblicate nei giorni scorsi sui quotidiani. “Come ho già annunciato nell’ultimo incontro con le organizzazioni sindacali – prosegue Tomassoni – intendo ribadire che la Giunta ha intenzione di assumere entro il 25 maggio, un atto preventivo di riordino che sarà comunque oggetto di un ampio confronto con tutte le altre istituzioni locali, le forze economiche e sociali e le organizzazioni sindacali di categoria”.

“Per ciò che ci riguarda, in Umbria siamo impegnati a definire – anche alla luce del nuovo patto per la salute – una riforma complessiva del servizio sanitario regionale che parta dalle cure primarie e dall’assetto del territorio, ivi compresa anche l’attribuzione delle nuove funzioni da affidare agli attuali ospedali di territorio e puntando ad una organizzazione incentrata anche sulla sperimentazione delle Case della salute”.

L’intervento di Ignazio Marino – Il Fatto quotidiano

di Ignazio Marino, pubblicato il 16 marzo 2012

sanità digitale
  Il decreto sulle semplificazioni che martedì ha  incassato il voto di fiducia alla Camera dei deputati  è certamente molto utile, ma non esente da difetti.  Analizzando le proposte di semplificazione sulla sanità digitale qualche dubbio sorge. L`articolo 47 bis della legge cita testualmente: “Nei limiti delle risorse  umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, nei piani di sanità nazionali e regionali si privilegia la gestione elettronica delle pratiche cliniche, attraverso l`utilizzo della cartella clinica elettronica, così come i sistemi di prenotazione elettronica per l`accesso alle strutture da parte dei cittadini con la finalità di ottenere vantaggi in termini di accessibilità e contenimento dei costi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
COSA significa in linguaggio corrente? Che il governo  comprende quanto sia cruciale archiviare le vecchie cartelle cliniche cartacce e passare a quelle elettroniche, ma non ha intenzione di investire alcuna risorsa per creare un sistema informatico dei cittadini  italiani, né d`altra parte può obbligare le Regioni a  implementare un progetto che ha evidentemente un  carattere nazionale. Con queste premesse è lecito  immaginare che la legge rimarrà lettera morta e che  nessuno farà nulla in assenza di obblighi e di vincoli.  Perché allora introdurre un capitolo specifico sulla sanità digitale? Il motivo ci sarebbe perché costruire un  sistema elettronico in cui i dati clinici di ogni cittadino siano registrati e gestiti dal medico di famiglia servirebbe a ridurre i costi della sanità, a rendere più accessibili le informazioni e a migliorare la sicurezza per i pazienti. Nella cartella clinica personale andrebbero infatti registrate le malattie, i farmaci assunti, gli eventuali ricoveri, i risultati delle analisi diagnostiche effettuate nel corso degli anni e tutti questi dati sarebbero immediatamente disponibili su computer in qualunque momento e luogo.
QUESTO contribuirebbe a ridurre gli esami inutili e ripetuti, ma anche a evitare incidenti come la somministrazione di farmaci a cui il paziente è allergico, per non parlare del tempo che si risparmierebbe eliminando  le code agli sportelli per il ritiro di analisi e lastre.  È evidente che un progetto di questa portata rientra in un grande disegno di modernizzazione del paese. Ma non si può  certo immaginare che sia un progetto a costo zero per le casse dello Stato, per questo fa sorridere che la legge non preveda oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. I tecnici del governo lo sanno, come lo sanno gli assessori e tutti coloro che lavorano nella sanità e la vorrebbero migliorare. L`Italia soffre per gap tecnologico in molti  settori, sanità compresa, e paga scelte poco lungimiranti  fatte in passato. Oggi, se si vuole ridurre la distanza  con i paesi più avanzati e se si intende davvero imprimere  una svolta in senso riformatore, non si può solo  allungare l`età pensionabile e rendere meno ingessato  il mercato del lavoro. Servono anche misure concrete che aiutino la modernizzazione e sostengano i progetti innovativi che creano impiego e nuove opportunità economiche.  Ed è proprio questo che si aspetta con impazienza dal  governo Monti.

Basta ai tagli lineari. Si investa su due pilastri: rete ospedaliera e medicina territoriale.

 di Livia Turco

ministero salute
  L’inaudita vicenda della donna abbandonata nel pronto soccorso del policlinico Umberto I di Roma è un campanello d’allarme molto preoccupante sullo stato della sanità nel Lazioe, più in generale, sull’arretramento che può provocare, nel nostro paese, la politica dei tagli lineari. Il sistema sanitario dell’Italia è eccellente e a Roma, come nel Lazio, ci sono buoni servizi.
Ho sempre contrastato la retorica della malasanità perché il nostro sistema sanitario è una grande infrastruttura del nostro paese e un prezioso bene comune. Un bene comune di cui avere cura, da monitorare giorno per giorno per verificarne i risultati, individuarne le inefficienze, combatterne gli sprechi, costruirne le innovazioni. Questa cura quotidiana ha bisogno di un gioco di squadra tra operatori, professionisti, amministratori e cittadini alimentato dal sentimento della fiducia e dall’amore per il bene “salute”. La sanità italiana è stata eccellente quando c’è stata una politica che ha considerato la salute come un investimento e non come un costo. Riflettiamo su questo dato: a fronte di un carico in termini di spesa pubblica del 7,2% del Pil, la sanità rappresenta il 12,8% dello stesso Pil in termini di ricchezza prodotta.
L’abbandono della sanità romana e laziale è frutto della concezione della sanità come costo e dalla incapacità riformatrice che rinuncia all’intervento mirato e si affida ai tagli lineari. Questi ultimi sono sbagliati in generale ma sono micidiali quando sono applicati alla sanità: riducono tutto a numero e a costo; fanno sparire la persona con i suoi diritti; cancellano la professionalità dei medici, uniformano e mettono sul stesso piano l’eccellenza e l’inefficienza.
Nel 2006 il governo Prodi aveva promosso il Patto per la salute con le regioni, aumentando le risorse per i livelli essenziali di assistenza, per gli investimenti, per l’ammodernamento delle tecnologie ed aveva avviato i piani di rientro per superare i disavanzi sanitari. Un governo che aveva cercato un equilibrio tra la salute e la sostenibilità finanziaria, promovendo una grande riforma che era quella della medicina territoriale: fare le case della salute, l’assistenza domiciliare, la medicina di famiglia prima della chiusura degli ospedali e al posto degli ospedali.
Il governo Berlusconi ha interrotto drasticamente questa politica e ha portato la sanità al ministero dell’economia. Sono i fatti che parlano. Il ministero della salute prima abrogato e poi risuscitato non ha nessuna competenza di tipo economico ed i piani di rientro sono affidati al ministero dell’economia che valuta, di fatto, solo gli aspetti contabili e non la qualità dei servizi. Il governo Berlusconi ha inoltre revocato il decreto relativo ai livelli essenziali di assistenza voluti dal governo dell’Ulivo che puntavano sul potenziamento delle medicine territoriali e ha avviato una serie di tagli che sono culminati nella manovra Tremonti dell’agosto 2011. Una manovra che prevede 8 miliardi di tagli alla sanità da qui al 2014.
Il pronto soccorso, il servizio più vicino al cittadino è diventato l’emblema concreto della salute ridotta a puro costo. Esso dovrebbe essere un servizio di passaggio in cui si visitano le persone in condizione di urgenza, per poi ricoverarle o indirizzarle in altre strutture di lungodegenza. Sono diventate, invece, luogo di parcheggio perché mancano i posti letto negli ospedali, mancano le strutture per la lungodegenza e sono gestiti da un personale sempre più ridotto costretto a turni pesanti e tante volte demotivato. Conseguenza del blocco del turn-over che si protrae da molti anni e che prevede che i medici che vanno in pensione non siano sostituiti.
Giusto ridurre i posti letto e chiudere i piccoli ospedali ma bisogna prima costruire la medicina del territorio, le case della salute, fare un patto con i medici di famiglia per garantire l’H24: gli studi dei medici di famiglia dovrebbero rimanere aperti tutta la giornata e per tutti i giorni della settimana.
Questa è la grande riforma rimasta incompiuta, scritta nei documenti ma mai realizzata tranne che nelle solite regioni virtuose. In dieci anni i posti letto negli ospedali si sono ridotti di 40mila unità pari al 15%; nel pubblico il taglio è stato tre volte superiore rispetto al privato. Bisogna fermare questa eutanasia della sanità pubblica prima che sia troppo tardi. Bisogna tornare a considerare gli investimenti costruendo finalmente una sanità che si basa su due pilastri: rete ospedaliera e medicina territoriale. Bisogna ridare fiducia agli operatori e ai professionisti del mondo sanitario.

Il Circolo PD Sanità- Sociale di Terni esprime ancora una volta  la convinzione che, nell’ambito del riassetto istituzionale, la presenza di due Aziende Ospedalo – Universitarie rappresenti non solo una scelta obbligata per radicare la presenza universitaria e la ricerca a Terni e per garantire la indispensabile autonomia gestionale dell’Azienda ad alta specialità del nostro territorio, ma anche una scelta strategica per tutto il Servizio Sanitario Umbro che continuerebbe a giovarsi di un altro Polo di attrazione nei confronti delle realtà regionali limitrofe (e non solo).

Si tratta di una convinzione fortemente motivata che gli  operatori del settore sostengono  da tempo  con determinazione  e che trova ormai amplissimi riscontri nella comunità ternana.

Chi  si attarda ancora, senza minimamente confrontarsi con gli operatori  e con  la  comunità del proprio  territorio di  riferimento, su ipotesi sbagliate di non autonomia della governance dell’Azienda Ospedaliera ternana, magari associate ad un’ unica ASL ben difficilmente governabile (come l’esperienza delle Marche ha insegnato) dimostra di non avere il polso della realtà socio-sanitaria  ternana e rischia di assumersi  la grave responsabilità di fare da sponda a posizioni accentratrici che, oltre ad emarginare il nostro  territorio peggiorerebbe l’efficienza di tutto il Servizio Socio Sanitario.

Devono essere invece proprio quelli dell’efficienza, insieme a quelli dell’appropriatezza, dell’efficacia e dell’equità, i criteri cui ispirare il riassetto del Servizio Sanitario Umbro e che daranno ai necessari sacrifici imposti dalla situazione economica del paese il senso di un rilancio della sanità e non di un suo impoverimento.

Alla luce di questi criteri saranno determinanti integrazioni e collaborazioni funzionali tra le due Aziende Ospedaliere, così come una rivisitazione del ruolo degli Ospedali territoriali, un maggiore coordinamento da parte del Governo regionale, un ruolo più incisivo dei servizi territoriali che parte dalla presa d’atto dello straordinario cambiamento delle patologie degli ultimi decenni al quale si può dare risposte solo con la prevenzione e con prestazioni sempre meno ospedalizzanti e sempre più vicine al domicilio dei pazienti

Tutti temi già ben delineati nel documento di indirizzo della Giunta Regionale che resta per noi una buona base di partenza per il lavoro difficile che ci aspetta.

p. Il Circolo Sanità – Sociale

Saverio Lamanna

Terni, 07.02.2012

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.