In periodi,come questo, nei quali occorre affrontare sfide inedite,difendere l’integrità del tessuto sociale messa in discussione dalle decisioni del governo,ed assumere decisioni importanti,dobbiamo fare scelte cruciali basandoci non su discussioni estemporanee e spesso fuorvianti(in queste settimane ognuno si alzava la mattina e dava un’intervista sul riassetto del SSR) ma su ipotesi verificabili e dati di fatto indiscutibili. Chiediamo la massima attenzione,quindi,nel porre mano ad una revisione degli assetti istituzionali in sanità. Si parla di una riduzione a due delle aziende territoriali. Valutiamo approfonditamente nel merito questa ipotesi, ricordando però che 2 delle 3 regioni con il migliore rapporto tra risorse e risultati ottenuti(L’Umbria stessa ed il Friuli) sono quelle che si sono organizzate con aziende più decentrate nel territorio(il Friuli,in relazione alla popolazione ne ha più di noi..).Evidentemente i sistemi complessi,e tra questi rientra certamente la sanità,si governano meglio con una forte capacità di conoscenza del territorio di riferimento,dei suoi problemi,delle sue necessità e, perché no,del suo patrimonio umano e professionale. Siamo certi che le possibili economie di scala che si ottengono con gli accorpamenti bilancino l’efficienza e l’efficacia dimostrate inequivocabilmente da queste due regioni con assetti più decentrati? Discutiamone,ma noi abbiamo la convinzione che,di fronte alle drammatiche contrazioni delle risorse,servano,ancor più che risposte di ingegneria istituzionale,risposte di sostanza e di innovazione e che queste passino attraverso scelte,queste sì,ineludibili. Ne citiamo alcune.
1) Implementare i servizi territoriali. In un paese invecchiato,tanto più in una regione con il secondo più alto tasso d’invecchiamento,e con moltissime patologie degenerative da affrontare, l’asse dell’assistenza che serve è sempre più spostato sui servizi territoriali:dall’assistenza domiciliare all’integrazione fra medicina generale e continuità assistenziale,dalle strutture intermedie gestite dai MMG alle terapie per il dolore e palliative,dalla prevenzione terziaria per i sempre più numerosi anziani fragili,ai poliambulatori orientati per problemi,dalla gestione razionale con i rao delle liste d’attesa ad una nuova attenzione ai servizi decentrati per le malattie mentali ed a quelli per la prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro. Servizi in affanno in una regione che e’stata sempre all’avanguardia su questi temi. La verità è che anche gli ospedali meglio funzionanti non sono in grado di rispondere a queste necessità, ormai debordanti,di salute e di assistenza.
2) Rivisitare il ruolo degli ospedali e delle aziende ad alta specialità. Occorre riformulare un ruolo per gli ospedali di presidio,mettendoli in rete tra di loro ed interscambiando le loro attività con quelle territoriali e con quelle delle 2 aziende ospedaliere. La ricollocazione dei presidi ospedalieri nell’ambito di una funzione,diciamo così,”bifronte” e cioè che si interfaccia con le aziende ad alta specialità da una parte e col territorio di riferimento dall’altra,fornirebbe loro una mission più precisa e più coerente con una stringente programmazione regionale, Oggi spesso si ha,invece, l’impressione che si comportino da mini aziende e questo è un errore strategico. Devono invece rispondere coerentemente ad un disegno organico del SSR .In quest’ambito ci permettiamo di rivendicare una coerenza nella filiera ospedaliera della nostra zona. C’è un ospedale per l’emergenza(Orvieto)in relazione alla sua collocazione geografica. Ci sarà un ospedale a prevalente vocazione riabilitativa( Narni- Amelia).C’è l’ospedale di Terni che svolge funzioni di alta specialità,didattica e ricerca. Ci pare,invece,che in altri presidi osp. della regione i mattoni delle nuove costruzioni abbiano trascinato con sé tecnologie ridondanti e funzioni estranee ad una coerente programmazione. Se,come ci risulta, circa il 20% del fondo sanitario regionale e’ affidato alle 2 grandi aziende ospedaliere ed il 33% agli altri presìdi, ma sono le prime due che assorbono da sole il 50% dei ricoveri,si pone un evidente problema di non coerente allocazione di risorse. Per ciò che riguarda le aziende ospedaliere che,partendo da autorevolissime affermazioni,saranno due e con autonomia gestionale e presenza universitaria, esse dovranno istituire alcuni dipartimenti interaziendali per rendere sinergiche le loro attività, mettere a leva le risorse migliori,ed attrarre ancor più utenza extraregionale,e non necessariamente solo dalle zone limitrofe. Solo per fare un esempio:Ciò che per Perugia è l’oncoematologia ed il trapianto di midollo, può diventare l’ambito delle neuroscienze per Terni,mettendo in sintonia la ricerca sulle staminali con il ruolo essenziale che la neurochirurgia si è conquistato. E potremmo fare altri esempi,in diversi ambiti chirurgici e non. I presupposti ci sono, occorre solo crederci. Certo,l’iniziale impegno economico della Regione,anche a vicariare quello del governo inspiegabilmente ancora fermo,è solo un primo passo per rimettere in linea di galleggiamento un ospedale vetusto e con infrastrutture usurate(e quindi con alti costi di manutenzione).Il fatto che in altri ospedali regionali si possa sperare di essere ricoverati in una stanza singola e non in quelle a due letti,mentre a Terni,azienda osp.ad alta specialità,la speranza è di non finire nelle camere a 6 letti,deve essere considerato un problema di tutti.Non è un mistero,infatti, che l’Az. Osp. di terni,nonostante tutto questo,contribuisce con la percentuale maggiore al mantenimento del saldo positivo dell’Umbria per quel che riguarda la mobilità extraregionale. Ad ulteriore conferma del fatto che,anche in sanità,Terni e l’Umbria sono legate allo stesso destino.
3) Creare finalmente reti cliniche (interessando sia le aziende ospedalo-universitarie, sia le az. territoriali)che evitino duplicazioni inutili o scimmiottamenti dannosi,e valorizzando le miglior energie del SSR e dell’Università. Questo si può fare da subito,rilanciando i temi di un autentico governo clinico,sulla base di un coinvolgimento molto maggiore dei professionisti nei processi decisionali e di una valorizzazione del personale sanitario legato a stringenti criteri di qualità. E con la creazione di equipe itineranti che rappresentino una delle tante maglie della rete suddetta. Il tutto alimentato da condivisi percorsi diagnostico-terapeutici orientati per problemi(come si fa per il diabete e per le patologie tiroidee,queste ultime con integrazione asl 4- AO ,a Terni) e con il ricorso sempre più ampio a percorsi assistenziali diversificati(meno day h che rispondono ancora a logiche di reparto ben poco funzionali, più day service ed attività ambulatoriale integrata).
4) Ripensare la struttura del finanziamento regionale,perché esso determina ancora condizioni di non collaborazione,ma anzi di concorrenza tra le aziende. Premiare quindi le integrazioni,riesaminare i finanziamenti a mandato, e rivedere anche i meccanismi del global budget che ci pare scontino automatismi fermi a molti anni fa. Noi siamo convinti che una serena rivalutazione di questi aspetti permetterebbe di far funzionare meglio il SSR e di guardare al territorio ternano ed alla sue aziende, pur nella doverosa assunzione di responsabilità,sotto una luce diversa da quella che alcuni stereotipi gettano su di noi.
5) Concludere un accordo Regione-Università con un protocollo d’intesa che metta in sinergia il meglio delle due istituzioni. Nella preintesa vi sono dei punti positivi, ma occorre puntualizzare meglio alcuni elementi essenziali quali il coinvolgimento del personale dipendente del SSR nella didattica e la piena responsabilizzazione dell’università di medicina nel raggiungimento degli obiettivi strategici del SSR,che è ben più della questione della timbratura dei cartellini. Un protocollo d’intesa,quindi,che faccia perno sul patrimonio di conoscenza dell’Università da una parte e sull’innovazione dei servizi territoriali e sulle due aziende ospedaliere autonome e bene integrate tra loro e con l’Università stessa dall’altra parte.
Il piccolo spazio di un lettera aperta non permette,ovviamente, di approfondire e di entrare nel merito anche di altre questioni importanti. Ma il catalogo essenziale delle questioni inerenti un cambio di passo ci sembra questo.
E’ necessario comunque, pur in tempi stringenti, un grande coinvolgimento delle articolazioni della società, delle istituzioni, delle forze politiche affinché le grandi scelte possano essere fatte sulla base di attente considerazioni su efficacia,produttività,appropriatezza,sostenibilità. Dal canto nostro riteniamo di poter fare(ed abbiamo cominciato)proposte che vadano a vantaggio di tutto il sistema Umbria,al di fuori di ottiche campanilistiche che tutti abbiamo il dovere di mettere da parte. Chiediamo solo ascolto,pari dignità,condivisione nelle scelte. Non la luna.
Per il circolo PD sanità-sociale di Terni
Il segretario
Saverio Lamanna